È bastato un virus per trasformare la vita di tutto il pianeta. I governanti, assieme ai rappresentanti della scienza hanno deciso che la misura più adeguata era “restare a casa” e tutto il mondo (quasi) ha obbedito, sotto la minaccia di morte che il virus rappresenta.

Ma quali sono le conseguenze di restare a casa e di mettere il corpo fuori dal gioco? Abbiamo verificato un dato rilevante: si possono confinare i corpi ma non i soggetti.  Abbiamo continuato a desiderare, ad amare e a fantasticare. Si può imprigionare il corpo ma non le persone.

Questa scelta drastica ha avuto delle conseguenze rilevanti: il corpo si stanca di più, lo abbiamo notato in diversi ambiti. Questa stanchezza generalizzata si può collegare alla perdita delle sembianze, cioè, le modalità con cui il nostro corpo si mette in relazione con gli altri, “in presenza”, nell’incontro corpo a corpo.

Contrariamente a quanto si dice, l’abito fa il monaco: i nostri vestiti, gli atteggiamenti, le maniere, persino gli odori costruiscono delle “maschere” necessarie per rappresentare un ruolo e fanno parte della nostra identità (mamma, lavoratore, dirigente). Cosi il corpo parla.

Questa caduta delle maschere che sostenevano ruoli e corpi ha creato un certo smarrimento, persino la perdita de ritmi che scandivano la cura del corpo, alterando il sonno, il modo di mangiare e di rapportarci con i cari.

Durante il lock-down, l’unica parte del nostro corpo rimasta attiva per rappresentarci e per rapportarci con gli altri è stata… la voce. La nostra immagine (un selfie, una foto, un video) senza la voce non è sufficiente per sostenerci come corpo. Non è per niente facile reggersi soltanto con la voce, senza le sembianze e senza il contatto fisico. La voce  collega gli uni con gli altri attraverso le parole, i toni emotivi e la modulazione e a sua volta, la voce collega il corpo con la parte più intima e segreta della nostra anima: l’inconscio. La voce va dritta al cuore del nostro essere, molto più che uno sguardo intenso.

In questa fase di convivenza con il virus bisogna riacquisire l’uso del corpo e, con le dovute precauzioni, metterlo in gioco nella rete virtuale e nella rete sociale. Avere un corpo vuol dire poter farsene qualcosa, utilizzarlo come uno strumento per trarre un beneficio. Il corpo serve per affermarsi nella vita, per farsi un posto nel mondo. Ci si serve del corpo anche per soddisfare il desiderio di godere sessualmente, con tutte le sfumature e varietà individuali.

Il corpo è fatto di esperienze che si possono raccontare. Quando il corpo soffre e non trova sollievo nella medicina, nel senso che non si è verificata nessuna malattia funzionale, bisogna curarlo attraverso le parole, perché esistono dei dolori e disturbi fisici che non hanno una correlazione tra l’anatomia e la malattia. Quando il corpo soffre e non si sa perché si può intervenire con una cura attraverso le parole. Per continuare a sognare, desiderare e amare in corpo e anima.